Qualca notizia...
Come tutte le cose belle, l’esperienza del teatro nacque per caso. Un giorno del lontano 1975 mia madre mi disse che conosceva una signora che aveva scritto una ‘commedia’ e avrebbe voluto realizzare uno spettacolo teatrale.
Io incuriosito, andai a trovare Chiara Onorini, la quale mi presentò il suo testo: due pagine di quaderno.. mi sembrò troppo poco, ma l’idea mi intrigò, per cui ci accordammo per lavorare intorno a quello scritto.
Mentre il copione si ‘arricchiva’, io cercavo di immaginare i personaggi e trovare i ragazzi per dare il via al nostro progetto.
Parlandone con un ragazzino mi accorsi che rideva, ma non riuscii a leggere bene il suo pensiero, allora gli chiesi: ‘Ma mi prendi in giro?’ ‘No’, mi rispose, ‘ma Bistino lo interpreto io’ (Continua…) Pagina 1/5
Stavo parlando con Giancarlo Pacini; contemporaneamente a lui si aggregò mia sorella Marilena, con l’appoggio morale di nostro padre, che in seguito divenne il nostro primo fan
che non mancava mai ad uno spettacolo.
Più andavo avanti e più mi rendevo conto che la ‘cosa’ aveva preso il verso giusto, tant’è che quando riuscivo a coinvolgere qualcuno questi se ne ‘innamorava’ e restava nel gruppo.
Quindi integrai nella compagnia Patrizia Barboni, suo fratello Paolo che era venuto per accompagnarla, divenne il protagonista dello spettacolo e a lui si aggiunse Giovanna Ragnacci, grandissima del ‘gruppo di cultura popolare di Ponte Valleceppi’.
Dopo le riunioni, che all’inizio si svolgevano a casa della famiglia Onorini, mi mettevo a lavorare sul copione e a scrivere proprio all’ispirazione che mi davano e durante le quali nascevano cose nuove (Continua…) Pagina 2/5
Pian piano si avvicinarono altri che, prima incuriositi, restavano ‘infatuati’; i primi furono Virgilio Torzoni e Lamberto Bastianelli. Anche noi, come qualcun altro, cominciammo il nostro cammino in una stalla, esattamente in quella dei fratelli Barboni, costruimmo il palco sovrapponendo le casse che un tempo erano servite per la raccolta dell’uva.
Fra un impegno e l’altro trovai il tempo per andare a sbirciare le prove di un già affermato gruppo teatrale; feci amicizia con questi attori ai quali mostrai il nostro lavoro e dai quali ebbi un giudizio molto positivo e incoraggiante. (Continua..) Pagina 3/5
Dopo tanto lavoro si avvicinò a noi uno dei ragazzi più scettici del paese, quello che diceva: ‘Si, ma dove vogliono andare questi? Mah!’
Quello che ancora oggi il pubblico conosce come Medeo e non come Emiliano Pucciarini, il quale non solo ha trovato il teatro, ma anche la moglie, mia sorella Marilena, altro grande punto di riferimento del teatro.
Dopo l’incontro con il gruppo della Fontemaggiore e con i ragazzi carichi di tanta voglia di fare riuscimmo nella realizzazione del nostro spettacolo coinvolgendo sempre tanti giovani.
Con l’arrivo di Emiliano la cosa prese ancora più corpo e la orientammo verso la politica,
che allora godeva di grande consenso popolare.
Servirono due anni di duro lavoro per preparare ‘Momenti di vita e lotta contadina’
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e l’opportunità di presentare il nostro primo spettacolo ci venne offerta dal P.C.I. alla
Festa dell’Unità di Ponte Valleceppi.
Fu un grande successo, anche perchè avevamo portato un nuovo modo di fare teatro.
L’anno 1978 ci lanciò alla grande: presentammo oltre quaranta spettacoli, sino ad arrivare
al 1980 che ci portò in Svizzera per portare il saluto della nostra Umbria agli emigranti italiani che ci accolsero alla grande; quello fu, per noi, il momento più gratificante a livello umano.
Concludo passando il testimone a mia sorella Marilena, autrice degli altri due spettacoli,
e a Giancarlo, grande organizzatore.
Un caro saluto a Chiara Onorini Pagina 5/5



